Tartufo in Piemonte: info, curiosità e itinerari
Tartufo in Piemonte: info, curiosità e itinerari per scoprire e gustare questo prodotto, nel post a cura di Viaggi in Europa
Il tartufo in Piemonte è molto più di un ingrediente: è una cultura, un rito stagionale e uno dei simboli gastronomici più prestigiosi della regione. Boschi, colline, noccioleti, vigneti e piccoli borghi creano l’ambiente ideale per alcune delle varietà più apprezzate, a partire dal celebre Tartufo Bianco d’Alba.
Per molti viaggiatori l’autunno piemontese coincide proprio con il profumo del tartufo. Alba, le Langhe, il Roero, il Monferrato e alcune aree dell’Appennino diventano destinazioni perfette per weekend dedicati alla gastronomia, alle degustazioni e alle esperienze nei boschi.
Scoprire il tartufo significa però andare oltre il ristorante. Vuol dire conoscere i trifolao, osservare i cani da cerca al lavoro, passeggiare nei boschi, visitare mercati, incontrare produttori e imparare a distinguere le diverse specie.
Ecco quindi una guida dedicata al tartufo in Piemonte, con informazioni, curiosità e itinerari per conoscerlo e gustarlo direttamente nei territori in cui nasce.
Cos’è il tartufo?
Il tartufo è il corpo fruttifero sotterraneo di alcuni funghi che vivono in simbiosi con le radici di determinate piante.
Querce, noccioli, pioppi, salici, tigli e altre specie possono contribuire alla formazione dell’ambiente adatto alla crescita dei tartufi.
A differenza dei funghi più comuni, il tartufo cresce sotto terra e non può essere individuato facilmente a vista.
Per questo la ricerca richiede esperienza e soprattutto l’aiuto di cani addestrati a riconoscerne il profumo.
Terreno, umidità, clima e presenza delle piante simbionti determinano fortemente qualità e disponibilità del prodotto.
Perché il Piemonte è famoso per il tartufo?
Il Piemonte possiede una combinazione particolarmente favorevole di suoli, boschi e microclimi. Le colline delle Langhe e del Roero sono conosciute soprattutto per il tartufo bianco, ma il patrimonio tartufigeno regionale è molto più ampio.
Monferrato, Alessandrino, Astigiano e altre aree piemontesi ospitano territori interessanti per diverse specie.
A questo si aggiunge una cultura gastronomica capace di valorizzare il tartufo con piatti molto semplici, nei quali il profumo rimane protagonista.
Il Tartufo Bianco d’Alba
Il Tartufo Bianco d’Alba è il prodotto simbolo della tradizione tartufigena piemontese. Conosciuto scientificamente come Tuber magnatum Pico, è uno dei tartufi più pregiati e ricercati al mondo.
Il colore esterno può variare dal giallo pallido all’ocra, mentre l’interno presenta venature più chiare. La sua caratteristica più importante è però il profumo: intenso, complesso e difficilmente confondibile.
Non viene normalmente cotto a lungo. Il calore eccessivo rischierebbe infatti di disperdere gran parte dei suoi aromi.
Quando si trova il tartufo bianco in Piemonte?
Il tartufo bianco è strettamente legato alla stagione autunnale. Il periodo di maggiore interesse gastronomico si concentra generalmente tra l’autunno e l’inizio dell’inverno.
Ottobre e novembre sono i mesi nei quali Alba e le Langhe diventano particolarmente animate da mercati, degustazioni ed eventi dedicati.
Le condizioni cambiano però ogni anno. Pioggia, temperatura e andamento climatico influenzano quantità, dimensioni e qualità dei tartufi raccolti.
Il tartufo nero in Piemonte
Il Piemonte non significa soltanto tartufo bianco. In diverse zone della regione si trovano anche tartufi neri appartenenti a specie differenti. Alcuni vengono raccolti durante i mesi freddi, altri in stagioni diverse.
Rispetto al bianco, il tartufo nero può essere utilizzato più facilmente anche durante la cottura, perché alcuni aromi resistono meglio al calore.
Alba: la capitale simbolica del tartufo
Alba è il nome più immediatamente associato al tartufo piemontese. La città si trova nel cuore delle Langhe ed è circondata da alcuni dei territori enogastronomici più famosi d’Italia.
Durante l’autunno il centro storico si anima di mercati, degustazioni, ristoranti e appuntamenti dedicati al tartufo bianco.
Per un visitatore è possibile trascorrere la mattina esplorando la città, pranzare con tajarin al tartufo e dedicare il pomeriggio alle colline circostanti.
Alba è quindi il punto di partenza ideale per un primo viaggio dedicato al tartufo in Piemonte.
Le Langhe: tartufo, vino e colline
Le Langhe rappresentano probabilmente il territorio più affascinante per un itinerario gastronomico dedicato al tartufo.
Colline ricoperte di vigneti, piccoli borghi, castelli e boschi si alternano in un paesaggio unico. Barolo, La Morra, Monforte d’Alba, Serralunga d’Alba e Grinzane Cavour possono essere inseriti nello stesso itinerario.
Il grande vantaggio è poter combinare tartufo e vino. Una giornata può comprendere una cerca del tartufo al mattino, una degustazione in cantina e una cena in trattoria.
Roero: il lato più verde del territorio
Il Roero offre un paesaggio diverso rispetto alle Langhe, con boschi, vigneti e terreni che possono risultare particolarmente interessanti per la ricerca del tartufo.
Località come Canale, Guarene, Montà e Govone permettono di esplorare un territorio meno concentrato esclusivamente sui grandi nomi del vino. Le cosiddette Rocche del Roero aggiungono inoltre un elemento naturalistico molto particolare.
È una zona ideale per chi vuole abbinare gastronomia, escursioni e piccoli borghi.
Monferrato: tartufo e cucina di campagna
Anche il Monferrato possiede una lunga tradizione legata al tartufo.
Il territorio si estende tra colline, vigneti, noccioleti, boschi e piccoli centri storici. Asti, Moncalvo, Nizza Monferrato e numerosi comuni della zona possono diventare tappe di un itinerario autunnale.
Qui il tartufo incontra una cucina particolarmente ricca di antipasti, paste fresche, brasati e piatti della tradizione contadina.
È una destinazione perfetta per chi vuole scoprire un Piemonte gastronomico meno concentrato esclusivamente su Alba.
Il trifolao: chi cerca il tartufo
In Piemonte il cercatore di tartufi viene tradizionalmente chiamato trifolao. La ricerca richiede esperienza, conoscenza del territorio e capacità di interpretare ambiente, stagione e condizioni del terreno.
Molti trifolao conoscono gli stessi boschi da anni e custodiscono con grande discrezione le zone più produttive.
La ricerca del tartufo non è una semplice passeggiata.
Il cane da tartufo
Il vero protagonista della cerca è spesso il cane. Grazie all’olfatto è in grado di individuare il tartufo anche quando si trova diversi centimetri sotto il terreno. Non esiste una sola razza adatta alla ricerca.
Il Lagotto Romagnolo è certamente molto conosciuto, ma i trifolao possono lavorare anche con meticci o cani di altre razze particolarmente predisposti.
Ciò che conta davvero è l’addestramento, la relazione con il cercatore e la capacità di lavorare in modo preciso nel bosco.
Come avviene una cerca del tartufo?
Partecipare a una cerca del tartufo è una delle esperienze migliori da fare durante un viaggio gastronomico in Piemonte.
Il trifolao conduce il cane nei boschi e osserva attentamente i suoi movimenti. Quando l’animale individua un punto interessante inizia a scavare o a segnalarlo. Il cercatore interviene quindi utilizzando uno strumento adatto, cercando di estrarre il tartufo senza danneggiare inutilmente il terreno.
Il momento in cui il profumo del tartufo emerge dalla terra è sorprendentemente intenso, anche per chi non ha alcuna esperienza nel settore.
Curiosità: perché una volta si utilizzavano anche i maiali?
Nell’immaginario tradizionale il tartufo viene spesso associato ai maiali. Il loro olfatto permette effettivamente di individuare i tartufi, ma gestirli durante la ricerca è molto più complicato rispetto ai cani.
I cani possono essere addestrati con maggiore facilità a segnalare il punto senza mangiare il prodotto e risultano molto più pratici da portare nel bosco.
Per questo oggi la cerca professionale e tradizionale viene associata soprattutto al cane da tartufo.
Perché il tartufo costa così tanto?
Il prezzo del tartufo dipende da una combinazione di rarità, domanda, condizioni climatiche e qualità del singolo esemplare.
Il tartufo bianco non viene semplicemente coltivato e raccolto come una normale verdura. La produzione dipende fortemente dall’ambiente naturale e può variare molto da un anno all’altro. Forma, profumo, dimensione e integrità influenzano inoltre il valore.
Gli esemplari grandi e regolari possono raggiungere prezzi particolarmente elevati proprio perché sono molto più rari.
Come riconoscere un buon tartufo?
Il primo elemento da valutare è il profumo. Un tartufo di qualità dovrebbe avere un aroma intenso, complesso e pulito.
La consistenza deve risultare soda, senza zone troppo molli o deteriorate. Anche la superficie deve essere osservata con attenzione, tenendo conto naturalmente delle caratteristiche della specie.
La dimensione non è automaticamente sinonimo di maggiore qualità gastronomica: un piccolo tartufo molto profumato può essere più interessante di un esemplare grande ma poco aromatico.
Come si conserva il tartufo?
Il tartufo fresco è un prodotto estremamente delicato. Il suo aroma diminuisce progressivamente dopo la raccolta, motivo per cui dovrebbe essere consumato il prima possibile.
Una conservazione domestica breve viene generalmente effettuata in frigorifero, proteggendo il prodotto e controllandolo frequentemente.
È importante evitare umidità eccessiva e deterioramento.
Il vero lusso del tartufo non è conservarlo a lungo, ma mangiarlo quando è ancora al massimo della sua intensità aromatica.
Come si pulisce il tartufo?
Il tartufo non deve essere trattato come una normale verdura. La pulizia deve essere delicata per rimuovere terra e residui senza danneggiare la superficie.
Generalmente si utilizza una piccola spazzola morbida e, se necessario, pochissima acqua poco prima del consumo.
Il prodotto deve poi essere asciugato con attenzione.
Una pulizia aggressiva rischierebbe di compromettere una materia prima molto preziosa.
Come si usa il tartufo bianco in cucina?
Il tartufo bianco esprime il meglio di sé su piatti semplici e caldi. Il calore del piatto favorisce infatti la diffusione degli aromi senza sottoporre il tartufo a una vera cottura. Viene generalmente affettato molto sottile direttamente al momento del servizio.
Uova, tajarin, risotto, carne cruda e fonduta rappresentano alcuni degli abbinamenti più classici.
La regola fondamentale è non aggiungere troppi sapori concorrenti.
Tajarin al tartufo bianco
I tajarin al tartufo rappresentano probabilmente il piatto simbolo dell’autunno nelle Langhe. I tajarin sono sottili tagliolini piemontesi ricchi di uova. La preparazione può essere estremamente semplice: burro, pasta e abbondanti lamelle di tartufo bianco.
Proprio questa semplicità permette al profumo del tartufo di dominare il piatto.
È una delle ricette da provare assolutamente durante un viaggio ad Alba.
Risotto al tartufo
Il risotto rappresenta un’altra base perfetta per il tartufo. La consistenza cremosa e il calore del riso valorizzano l’aroma senza coprirlo.
Una versione molto semplice con burro e formaggio può essere completata direttamente al tavolo con tartufo fresco.
Il momento in cui le lamelle vengono affettate sul piatto fa parte dell’esperienza gastronomica.
Uovo al tegamino e tartufo
Uno degli abbinamenti più semplici è anche uno dei migliori: uovo e tartufo.
Il tuorlo crea una componente cremosa mentre il profumo del tartufo viene amplificato dal calore.
Non servono salse complesse né numerosi ingredienti.
Un uovo al tegamino, un po’ di burro e tartufo fresco possono trasformarsi in un piatto memorabile.
Carne cruda all’albese con tartufo
La carne cruda all’albese è un’altra grande specialità piemontese. La carne bovina viene tagliata finemente e condita in modo molto semplice.
Durante la stagione del tartufo può essere completata con lamelle di bianco. La delicatezza della carne lascia spazio all’aroma senza creare contrasti eccessivi.
È un antipasto perfetto per iniziare un pranzo autunnale nelle Langhe.
Fonduta piemontese e tartufo
La fonduta rappresenta uno degli abbinamenti più ricchi e confortanti. Formaggio fuso e tuorlo creano una consistenza cremosa sulla quale il tartufo può essere affettato direttamente.
È una preparazione ideale durante le giornate più fredde.
Il risultato è intenso ma equilibrato, soprattutto quando il tartufo viene aggiunto soltanto alla fine.
Agnolotti e tartufo
Anche gli agnolotti piemontesi possono incontrare il tartufo, soprattutto nelle versioni più delicate.
Il ripieno di carne deve comunque mantenere un equilibrio tale da non coprire completamente l’aroma. Burro e pochi condimenti sono generalmente sufficienti.
Quali vini abbinare al tartufo?
Il Piemonte offre un patrimonio vinicolo ideale per accompagnare i piatti al tartufo.
Barolo e Barbaresco rappresentano naturalmente gli abbinamenti più prestigiosi, soprattutto con piatti di carne e preparazioni ricche.
Un Nebbiolo più giovane può essere molto interessante con tajarin e primi piatti. Barbera e Dolcetto offrono alternative più immediate.
Con uova e preparazioni delicate può essere interessante scegliere anche vini meno strutturati, evitando di sovrastare il profumo del tartufo.
Tartufo e Barolo: perché funzionano così bene insieme?
Tartufo bianco e Barolo condividono innanzitutto lo stesso territorio. Le colline delle Langhe permettono di trovare a poca distanza grandi vigneti e boschi tartufigeni.
Un itinerario tra tartufo e Barolo rappresenta quindi una delle esperienze enogastronomiche più complete da organizzare in Piemonte.
Fiera del Tartufo di Alba
Durante l’autunno Alba diventa il grande punto di riferimento internazionale per il tartufo bianco. La stagione fieristica richiama visitatori, chef, appassionati e operatori da diversi Paesi.
Il mercato del tartufo permette di osservare e acquistare esemplari selezionati, mentre la città ospita degustazioni, eventi gastronomici e appuntamenti culturali.
Per chi visita Alba in questo periodo è consigliabile programmare con anticipo alloggi e ristoranti, soprattutto durante i weekend.
I mercati del tartufo
I mercati rappresentano un ottimo luogo per imparare a conoscere il prodotto. Osservare tartufi di dimensioni e forme differenti permette di capire quanto ogni esemplare sia unico.
Venditori ed esperti possono inoltre spiegare provenienza, qualità e caratteristiche aromatiche. Non bisogna avere fretta nell’acquisto.
Profumo, freschezza e affidabilità del venditore sono più importanti della semplice dimensione.
Primo itinerario: Alba e Langhe in un weekend
Un weekend dedicato al tartufo può iniziare direttamente da Alba.
- Il primo giorno può essere dedicato al centro storico, ai mercati gastronomici e a un pranzo con tajarin al tartufo. Nel pomeriggio si può raggiungere La Morra per ammirare il panorama delle Langhe e successivamente visitare una cantina.
- Il secondo giorno può iniziare con una cerca del tartufo insieme a un trifolao. Successivamente si possono visitare Barolo e Monforte d’Alba, terminando il viaggio con una cena tradizionale.
È probabilmente l’itinerario migliore per una prima esperienza dedicata al tartufo piemontese.
Secondo itinerario: Barolo, La Morra e Grinzane Cavour
Questo percorso è perfetto per chi vuole combinare tartufo e grandi vini.
La giornata può iniziare a Grinzane Cavour con la visita del castello e del territorio circostante. Si può quindi proseguire verso La Morra per osservare le colline e raggiungere successivamente Barolo.
Una degustazione permette di approfondire Nebbiolo e Barolo, mentre la cena può essere dedicata ai classici piatti autunnali.
Durante la stagione del tartufo, anche un semplice percorso di pochi chilometri può trasformarsi in un viaggio gastronomico molto intenso.
Terzo itinerario: Roero tra boschi e tartufo
Il Roero è ideale per chi vuole dare maggiore spazio alla natura. Si può partire da Guarene oppure Canale e proseguire verso le aree boschive. Una cerca guidata permette di conoscere meglio l’ambiente naturale nel quale nasce il tartufo.
Il pomeriggio può essere dedicato alle Rocche del Roero oppure a una cantina.
È un itinerario particolarmente piacevole per chi ama camminare e vuole evitare le destinazioni più affollate delle Langhe.
Quarto itinerario: Monferrato e Astigiano
Un viaggio tra Asti e Monferrato offre una versione più rurale dell’esperienza tartufigena. Si possono visitare piccoli borghi, aziende agricole e trattorie tradizionali.
Moncalvo è una delle località interessanti da inserire nell’itinerario, mentre Asti può rappresentare una base comoda per esplorare il territorio.
Il viaggio può essere completato con degustazioni di Barbera, Grignolino e altri vini della zona.
Quinto itinerario: tartufo e castelli delle Langhe
Il tartufo può essere il filo conduttore di un itinerario culturale tra castelli e borghi. Grinzane Cavour, Serralunga d’Alba e altri centri permettono di alternare visite storiche e soste gastronomiche. Le strade panoramiche attraversano vigneti e boschi, offrendo soprattutto in autunno scenari particolarmente suggestivi.
È un percorso ideale per chi viaggia in coppia e cerca un weekend lento tra gastronomia e paesaggio.
Tartufo e foliage nelle Langhe
L’autunno nelle Langhe è spettacolare anche indipendentemente dal tartufo. I vigneti cambiano colore e le colline assumono tonalità gialle, rosse e ramate. Le nebbie mattutine possono avvolgere vallate e borghi, creando scenari particolarmente suggestivi. Il periodo del tartufo coincide quindi con una delle stagioni migliori per fotografare il territorio.
Una passeggiata tra i vigneti seguita da un pranzo al tartufo rappresenta una delle esperienze più tipiche dell’autunno piemontese.
Quanto costa mangiare il tartufo al ristorante?
Il prezzo può variare molto in base alla specie, alla stagione e alla quotazione del prodotto fresco.
Nel caso del tartufo bianco, molti ristoranti propongono una base di prezzo legata alla quantità effettivamente affettata sul piatto. In altri casi alcuni piatti possono avere un prezzo fisso.
Conviene sempre chiedere in anticipo come viene calcolato il costo.
La trasparenza sul peso e sul prezzo è fondamentale soprattutto quando si tratta di tartufi particolarmente pregiati.
Meglio acquistare tartufo fresco o prodotti aromatizzati?
Il tartufo fresco offre naturalmente l’esperienza più autentica, ma richiede consumo rapido e una certa attenzione nella conservazione. I prodotti trasformati possono invece essere più semplici da portare a casa.
È però importante leggere sempre gli ingredienti. Oli, creme e salse possono utilizzare quantità molto diverse di tartufo e in alcuni casi affidarsi principalmente ad aromi.
Non tutti i prodotti al tartufo sono equivalenti: qualità e composizione possono cambiare enormemente.
Il tartufo come souvenir gastronomico
Portare a casa un prodotto al tartufo può essere un ottimo ricordo del viaggio. Creme, burro, formaggi, salumi e conserve sono più facili da trasportare rispetto al tartufo fresco. Anche in questo caso conviene acquistare presso produttori e negozi affidabili.
Per un regalo più completo si può abbinare il prodotto a una bottiglia di vino piemontese.
Un piccolo kit con tajarin, condimento al tartufo e Nebbiolo può raccontare molto bene il territorio.
Curiosità sul tartufo: non è una radice
Una delle convinzioni più comuni è che il tartufo sia una sorta di tubero simile alla patata. In realtà appartiene al regno dei funghi.
La crescita sotterranea e l’aspetto compatto possono creare confusione, ma biologicamente è profondamente diverso da una radice o da un tubero.
Il suo ciclo dipende dalla relazione simbiotica con le radici degli alberi.
Curiosità sul profumo del tartufo
Il profumo del tartufo è estremamente complesso e può evocare sensazioni molto diverse da persona a persona.
Terra, aglio, miele, bosco e note più intense possono essere percepite contemporaneamente.
Proprio questa complessità lo rende difficile da imitare perfettamente attraverso aromi industriali.
L’esperienza del tartufo fresco appena affettato è quindi molto diversa rispetto a quella di un prodotto semplicemente aromatizzato.
Curiosità: il tartufo cambia ogni anno
Non esistono due stagioni tartufigene identiche. Le piogge estive, le temperature autunnali e numerosi altri fattori ambientali possono modificare completamente il raccolto. Un’annata abbondante può offrire maggiore disponibilità e prezzi più accessibili, mentre stagioni difficili possono ridurre la quantità.
È proprio questa imprevedibilità a rendere il tartufo un prodotto profondamente legato alla natura.
Tartufo e turismo esperienziale
Negli ultimi anni la cerca del tartufo è diventata una delle esperienze turistiche più richieste nelle Langhe e in altre zone del Piemonte.
Il valore dell’attività non consiste soltanto nel trovare un tartufo.
La parte più interessante è ascoltare il trifolao, comprendere come lavora il cane e imparare a leggere il bosco.
Alcune esperienze terminano con una degustazione oppure con un pranzo.
Come scegliere una cerca del tartufo
Una buona esperienza dovrebbe mettere al centro la cultura del territorio e il benessere del cane. È utile verificare durata, numero di partecipanti e presenza di un cercatore esperto.
I gruppi piccoli permettono generalmente una maggiore interazione. Conviene inoltre chiarire se la degustazione è inclusa e quale parte dell’esperienza si svolge effettivamente nel bosco.
Il tartufo non dovrebbe essere ridotto a una semplice attrazione fotografica.
Cosa indossare per una cerca del tartufo
Il bosco in autunno può essere fangoso e umido. Sono quindi consigliate scarpe impermeabili con buona aderenza. Vestirsi a strati permette di adattarsi facilmente alle variazioni di temperatura. Una giacca leggera contro pioggia e vento può risultare molto utile.
Meglio evitare scarpe eleganti anche quando la giornata comprende successivamente una degustazione in cantina.
Quando organizzare un weekend tartufo in Piemonte?
Per chi vuole vivere soprattutto l’atmosfera del tartufo bianco, l’autunno è naturalmente il periodo più indicato.
- Ottobre e novembre permettono di combinare gastronomia, foliage, vendemmia appena conclusa e grandi vini.
- Il sabato e la domenica sono però anche i giorni più richiesti.
Chi dispone di maggiore flessibilità può considerare un soggiorno durante la settimana.
Dove dormire per un itinerario del tartufo?
Alba rappresenta la scelta più pratica per chi vuole rimanere vicino ai principali eventi e ristoranti.
Dormire nelle colline permette invece di vivere un’esperienza più lenta. Agriturismi, piccoli relais e strutture tra i vigneti offrono spesso panorami spettacolari.
La Morra, Barolo, Monforte, Serralunga e il Roero possono essere ottime basi.
La scelta dipende soprattutto dal tipo di viaggio: più urbano e gastronomico oppure più rurale e panoramico.
Un menu piemontese interamente dedicato al tartufo
Un pranzo ideale può iniziare con carne cruda all’albese e tartufo bianco. Come primo piatto si possono scegliere tajarin al burro con tartufo.
Un uovo oppure una fonduta possono rappresentare il secondo momento del menu. Il tartufo non deve necessariamente comparire nel dessert.
Meglio concludere con una specialità piemontese semplice e lasciare che il profumo delle portate precedenti rimanga il vero protagonista.
Errori da evitare quando si mangia il tartufo
- Il primo errore è coprirlo con ingredienti troppo intensi. Salse molto speziate o condimenti eccessivamente aromatici possono annullarne il profumo.
- Il secondo è cuocere troppo il tartufo bianco.
- Il terzo è giudicare la qualità esclusivamente dalla dimensione.
- Infine, è importante non confondere il sapore di un aroma artificiale con quello del prodotto fresco.
Tartufo in Piemonte: vale il viaggio?
Assolutamente sì, soprattutto perché l’esperienza non riguarda soltanto il cibo. Un viaggio dedicato al tartufo permette di attraversare alcune delle colline più belle d’Italia, conoscere produttori e cercatori, degustare grandi vini e scoprire piccoli borghi.
In autunno il paesaggio aggiunge foliage, nebbia e vigneti colorati.
È uno dei migliori esempi italiani di turismo gastronomico capace di unire prodotto, territorio e cultura.
Conclusioni
Il tartufo in Piemonte rappresenta uno dei simboli più affascinanti della gastronomia italiana. Il Tartufo Bianco d’Alba è il protagonista più celebre, ma il vero interesse nasce dalla relazione tra questo prodotto e il territorio che lo circonda.
Alba costituisce il punto di partenza naturale, mentre Langhe, Roero e Monferrato permettono di costruire itinerari molto diversi.
Si può partecipare a una cerca con un trifolao, visitare una cantina, esplorare un borgo e terminare la giornata davanti a un piatto di tajarin ricoperto da sottili lamelle di tartufo.
Il fascino sta proprio nella semplicità. Uova, pasta fresca, riso e carne cruda diventano straordinari quando incontrano un ingrediente capace di modificare l’intero profumo del piatto.
Ma per capire davvero il tartufo bisogna almeno una volta uscire dalla cucina.
Bisogna entrare nel bosco, seguire il cane, osservare il trifolao e vedere da dove arriva quel piccolo prodotto irregolare che qualche ora dopo finirà sopra un piatto.
È in quel momento che il tartufo smette di essere soltanto un ingrediente costoso e diventa ciò che realmente rappresenta per il Piemonte: un pezzo di territorio, stagione, tradizione e cultura gastronomica.

